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25-02-2008

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Ennio Flaiano,
un innamorato di Montesacro

Ennio Flaiano

Il personaggio “montesacrino doc” che andremo a presentare in questa rubrica, è un personaggio un po’ particolare, dato che non è nato nel quartiere come la maggior parte di quelli da noi presentati, ma vi ha risieduto per ben quasi 20 anni, dal 1953 fino alla sua morte, avvenuta in via Montecristo nel 1972, e che a queste nostre atmosfere ha dedicato stralci di sue opere, facendole vivere – per usare le sue parole – “con i piedi fortemente poggiati sulle nuvole” (da “Diario degli errori”.
Ennio Flaiano
nacque a Pescara il 5 marzo 1910, nelle vicinanze della casa di Gabriele D’Annunzio.  La sua opera narrativa è percorsa da un'ironia pungente e dal vivo senso del grottesco e le sue battute, divertenti e sarcastiche, sono raccolte nel volume “Aforismi”.
Esordì nel giornalismo, come critico cinematografico e teatrale, e vinse il Premio Strega con il romanzo “Tempo di uccidere”, ispirato dall’esperienza da sottotenente durante la campagna d’Africa  del 1947 (successivamente, nel 1989, l’opera divenne – grazie al regista Giuliano Montaldo - una produzione cinematografica).
Ha lavorato per il cinema come autore di soggetti e sceneggiature per registi quali, tra gli altri, Antonioni, Blasetti e Fellini.
Dei racconti, possiamo ricordare, nel 1956, “Diario notturno”, nel 1959 “Una e una notte” (entrambi editi da Bompiani), nel 1960 “Un marziano a Roma” (Einaudi) e nel 1970 “Il gioco e il massacro” (Rizzoli), che gli frutta il Premio Campiello.
Nel 1971, esce “Un marziano a Roma e altre farse” (Einaudi), e nel 1972 “Le ombre bianche” (Rizzoli).
Sono usciti postumi, fino a oggi, diciotto volumi tra cui anche due testi cinematografici, entrambi de1 1989, Progetto Proust (Bompiani) e Tonio Kroger (Manni), ripresi, quasi tutti e con l'aggiunta di inediti, nei due volumi delle Opere (Classici Bompiani), stampati nel 1988 e 1990.
La sua attività nella cinematografia, come abbiamo già accennato, è legata soprattutto all'intensa collaborazione con il grande regista Federico Fellini, per il quale, oltre a curare la realizzazione di “Ladri di biciclette” con Vittorio De Sica, scrive anche – a partire dal 1951 - le sceneggiature di “Luci del varietà” e “Giulietta degli spiriti” (1965), senza dimenticare le sceneggiature di indimenticabili capolavori del cinema italiano quali “I Vitelloni”, “Lo Sceicco bianco”, “La Strada”, “La dolce vita”, “Le Notti di Cabiria” e “Otto e mezzo”.

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