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Claudio
Baglioni nasce a Roma nel nostro quartiere di
Montesacro (al quale più tardi
dedicherà pure una canzone) il 16 maggio 1951.
Artisticamente, “debutta” prestissimo, a soli 7 anni, eseguendo in
un bar di Centocelle “La casetta in Canada”, in cambio di
un lauto compenso rappresentato da una bibita; fatto, questo, che
lo porterà a diventare ben presto il testimonial più autentico del
romanticismo adolescenziale, ricco di una passionalità velata, di
amori giovanili, di sottile poesia.
E già dall’esordio discografico emerge questa sua “vocazione”:
intitolato quasi banalmente “Claudio Baglioni” (1970), il
disco esce al pubblico solo dopo la partecipazione del cantante al
Festival degli Sconosciuti,
di Ariccia,
coordinato da Teddy Reno, dove il nostro non raggiunge i migliori
piazzamenti ma suscita interesse presso i dirigenti della casa
discografica RCA. Tutto ciò, grazie a quelle arie da menestrello,
tra le quali si insinua l'interesse sia per i Beatles che per
autori classici come Beethoven e Schubert.
Ma la vita del cantautore non è facile: e infatti, Claudio,
trascorrerà i prossimi 5 anni passando da "serate" a festival di
vario genere. E così sarebbe continuata la sua carriera se, nel
settembre 1972 non fosse riuscito a riunire in un solo “pezzo”
tutte le sue qualità: nasce così “Questo piccolo grande amore”,
la canzone (e l’album, di 15 canzoni) che lo renderà famoso in
tutto il mondo e che, 22 anni dopo (nella trasmissione televisiva
Fantastico di Pippo Baudo) sarà eletta come la “canzone d’amore
italiana del secolo".
Claudio Baglioni diventa così il poeta di tantissimi giovani, come
conferma il successo degli album seguenti: “Gira Che Ti Rigira
Amore Bello” (1973); “E tu” (1974); “Sabato
pomeriggio” (1975)...
Ma ecco la svolta: nell'album “Solo” (1976), la nostalgia
per i tempi passati si attenua, i contenuti diventano più
creativi, e si delineano sfuggenti stili surreali, allegorie e
giochi di parole. Per ora, si tratta di un cambiamento solo
abbozzato, è vero, ma che scoprirà per l’avvenire un uso sempre
più deciso.
Difatti, troviamo questa tendenza anche nel successivo album “E
tu come stai” (1978), il quale si stacca ulteriormente dal
romanticismo baglioniano, spogliandosi pure nei testi di quel
manto autobiografico.
Nel 1981, con “Strada facendo”, il cambiamento si fa ancora
più radicale, prendendo con forza ancor maggiore le distanze dalla
delicatezza di “Questo piccolo grande amore”; adesso, l’artista,
riflette ancora sulla sostanza delle emozioni, ma quasi con
distacco, con fredda lucidità, e ragiona di questioni sociali
(vedi “I vecchi” e “Le ragazze dell'Est”)…
Il 1985, è l’anno della seconda svolta:
l'album “La vita è adesso”
ne è la prova,
avviando il filone dei grandi
temi,
che culminerà, con “Uomini persi”,
nell’analisi degli anni del
terrorismo.
E siamo agli anni ’90, con il
discusso album “Oltre”,
un ricco inventario di accenni
autobiografici e
allegorie, e soprattutto con il
successivo
“Io sono qui” (1995),
accolto dal pubblico come un piccolo
grande capolavoro.
Nel 1997, all'affermazione in
campo musicale Claudio Baglioni unisce anche una personale
affermazione televisiva,
affiancando il conduttore Fabio Fazio
nella trasmissione “Anima Mia”, rievocazione
dell’esperienza musicale dei favolosi anni '70,
e dalla quale scaturisce la
pubblicazione dell'album “Anime in gioco” (1997),
nel quale l’artista riprende
alcuni notissimi brani del passato.
Il resto, è storia recente: dalla composizione e realizzazione
(allo Stadio Tardini di Parma) dell’inno
per celebrare
un secolo di calcio in Italia (1998), al concerto accanto al
figlio Giovanni (1999), dall’esibizione davanti al Papa (1999)
alla prima esibizione mandata in diretta su Internet (2000), dal
primo DVD (2003) al primo concerto ad alta quota!
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