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dalla pagina precedente)
"profferli")
e graziose fontane dall’esclusiva foggia a fuso; si consolidò
la cinta muraria, portando a compimento uno dei capisaldi
religiosi ed economici italiani più apprezzabili: Alessandro
IV vi morì nel 1261, e da allora si diede inizio ad una lunga
sequenza di elezioni papali (fu Urbano IV il primo papa
scaturito da un conclave viterbese), alcune delle quali
rimaste incancellabili nella memoria storica del nostro Paese.
Nel 1266, Clemente IV si stabilì nella nuova e grandiosa
residenza nei pressi della Cattedrale (il cosiddetto "Palazzo dei Papi"), e da lì procurò il risolutivo
annientamento di Corradino di Svevia. Alla morte del pontefice
transalpino, nel novembre del 1268, risale il più lungo
conclave e fase di «sede vacante» che si ricordi nella
storia della Chiesa, durante la quale Viterbo fu scossa da
molteplici eventi che la collocarono «sotto i riflettori»
del mondo, come il selvaggio assassinio, per rappresaglia, di
Enrico di Cornovaglia ad opera di Guido e Simone di Monforte.
Ci vollero due anni e nove mesi di faticose trattative affinché
i Cardinali (intimiditi pure dal reiterarsi dei tumulti dei
cittadini che, spazientiti per lo spropositato indugiare,
avevano addirittura rimosso il tetto del prestigioso immobile)
raggiungessero un accordo sul nome del piacentino Teodobaldo
Visconti (Gregorio X) che, successivamente, memore di
quell’increscioso avvenimento, durante il II concilio di
Lione, promulgò un complesso di ordinanze su cui tuttora
affondano le loro radici i regolamenti dei conclavi. Pure
eletti a Viterbo furono Giovanni XXI, Nicolò III e Martino IV,
che (quest’ultimo) nel 1281 trasferì definitivamente la
residenza del Romano Pontefice a Roma.
Lo
Stato Pontificio - In seguito, il centro abitato fu
"ereditato",
nell’ombra di un’anonima storia, da un principato
all'altro, al prezzo di scontri violentissimi, fin tanto che
venne unito allo Stato Pontificio. Paolo III gli concesse
speciali benefici, edificò parecchi palazzi, e fondò l'«Ordine
dei Cavalieri del Giglio» allo scopo di tutelare il
Patrimonio di San Pietro in terra di Tuscia, di cui
l’attuale capoluogo di provincia era la capitale.
I nostri giorni
- Il 12 settembre 1870 Viterbo è
fatta italiana, ed il 1 gennaio 1927 "approvata" capoluogo
di provincia. La Città (sede di un’importante università)
custodisce quasi intatto il suo «arredo» marcatamente
medievale - nella fattispecie del cosiddetto "Quartiere medioevale" -, e presenta all’ospite
attento un affascinante insieme di celebri testimonianze del
suo illustre passato.
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