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27-02-2008

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Viterbo, la "Città dei Papi"

 

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"profferli") e graziose fontane dall’esclusiva foggia a fuso; si consolidò la cinta muraria, portando a compimento uno dei capisaldi religiosi ed economici italiani più apprezzabili: Alessandro IV vi morì nel 1261, e da allora si diede inizio ad una lunga sequenza di elezioni papali (fu Urbano IV il primo papa scaturito da un conclave viterbese), alcune delle quali rimaste incancellabili nella memoria storica del nostro Paese. Nel 1266, Clemente IV si stabilì nella nuova e grandiosa residenza nei pressi della Cattedrale (il cosiddetto "Palazzo dei Papi"), e da lì procurò il risolutivo annientamento di Corradino di Svevia. Alla morte del pontefice transalpino, nel novembre del 1268, risale il più lungo conclave e fase di «sede vacante» che si ricordi nella storia della Chiesa, durante la quale Viterbo fu scossa da molteplici eventi che la collocarono «sotto i riflettori» del mondo, come il selvaggio assassinio, per rappresaglia, di Enrico di Cornovaglia ad opera di Guido e Simone di Monforte. Ci vollero due anni e nove mesi di faticose trattative affinché i Cardinali (intimiditi pure dal reiterarsi dei tumulti dei cittadini che, spazientiti per lo spropositato indugiare, avevano addirittura rimosso il tetto del prestigioso immobile) raggiungessero un accordo sul nome del piacentino Teodobaldo Visconti (Gregorio X) che, successivamente, memore di quell’increscioso avvenimento, durante il II concilio di Lione, promulgò un complesso di ordinanze su cui tuttora affondano le loro radici i regolamenti dei conclavi. Pure eletti a Viterbo furono Giovanni XXI, Nicolò III e Martino IV, che (quest’ultimo) nel 1281 trasferì definitivamente la residenza del Romano Pontefice a Roma.

Lo Stato Pontificio - In seguito, il centro abitato fu "ereditato", nell’ombra di un’anonima storia, da un principato all'altro, al prezzo di scontri violentissimi, fin tanto che venne unito allo Stato Pontificio. Paolo III gli concesse speciali benefici, edificò parecchi palazzi, e fondò l'«Ordine dei Cavalieri del Giglio» allo scopo di tutelare il Patrimonio di San Pietro in terra di Tuscia, di cui l’attuale capoluogo di provincia era la capitale.

I nostri giorni - Il 12 settembre 1870 Viterbo è fatta italiana, ed il 1 gennaio 1927 "approvata" capoluogo di provincia. La Città (sede di un’importante università) custodisce quasi intatto il suo «arredo» marcatamente medievale - nella fattispecie del cosiddetto "Quartiere medioevale" -, e presenta all’ospite attento un affascinante insieme di celebri testimonianze del suo illustre passato.

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