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Le origini di
Viterbo
La
fase iniziale -
Il primo documento delle vicende del territorio, è
riscontrabile in un antico «pagus», eretto sull'altura nei
pressi della Cattedrale (come dimostrano frammenti di mura
etrusche ancora evidenti) e preso dai Romani quasi certamente
all'inizio del IV secolo a.C. quando Fabio Rulliano occupò le
terre dell'Etruria cimina.
La
dominazione romana - Cospicue rovine di sontuose costruzioni romane, sparse
nell'area delle terme (vicino alle quali si snodava
l'originario itinerario della via Cassia), comprovano la
bellezza e la rilevanza che il Municipio significò
soprattutto quando nella Capitale regnava l'imperatore
Augusto, e Roma sfoggiava tutta la sua opulenza.
Il
Potentato longobardo - Nel sec.
VIII, Desiderio,
rivaleggiando con il Pontefice Adriano I, prese molti borghi
della campagna viterbese e, attrezzando a difesa il predetto
«pagus» (ormai abbandonato ma ancora esistente sul poggio
della Cattedrale),
principiò una stabile epoca di governo longobardo il cui
influsso si espresse significativamente nella forma dei
campanili delle chiese di Santa
Maria della Cella e di
San Sisto, e nel chiostro di
Santa Maria Nuova.
Agli
albori del Secondo Millennio - Tra
l'XI ed il XII secolo, dopo
l'aggregazione in una sola roccaforte delle «contrade»
disseminate nelle vicinanze, Viterbo si organizzò in Comune
indipendente e forte: nel 1145, accolse per la prima volta un
Capo della Chiesa (Eugenio III); nel 1164 Federico Barbarossa
le attribuì la qualifica di Città; quindi, nel 1172, a
seguito della capitolazione della limitrofa Fèrento, assunse
ancor più importanza; e infine, nel 1192, Celestino III
la promosse sede episcopale.
Il
"secolo d'oro" - In
virtù della sua ubicazione geografica cruciale che ne faceva
l’«anticamera» di Roma, nel XIII secolo Viterbo assurse a
territorio di rilevante importanza, riuscendo ad agire con
destrezza tra papato ed impero, e tenendo ora per un partito
ora per l'altro. Poi, svincolatasi inderogabilmente dalla
sottomissione a Federico II, grazie all’audacia del Card.
Raniero Capocci e alla religiosità di Rosa (la ragazza morta
diciottenne nel 1251 e molto amata dai viterbesi che, mossi da
un senso di pietà, il 3 settembre di ogni anno commemorano i
momenti più alti della sua vita con il consueto trasporto
della «Macchina di Santa Rosa»), la sua autorevolezza
politica si attenuò, liberando al contempo un forte impulso
alla magnificenza ed al fascino della cittadina. Nella seconda
metà del ‘200, il Capoluogo si impreziosì, infatti, di
chiese, case signorili (le quali, vennero equipaggiate con le
caratteristiche scale esterne dette |