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Il territorio
Scandriglia occupa un territorio di circa 6600
ha., costituito per 2/3 da colline e 1/3 da montagne, ed
abitato da circa 2.400 persone.
L'economia locale si basa soprattutto sulla produzione di
formaggi, olio d’oliva (più precisamente, olio extra
vergine d’oliva della Sabina D.O.C.), ma anche di cereali,
piante da frutto (pesche e ciliegie), vite e ortaggi,
nonchè sull'allevamento di bovini, equini ed ovini.
Le origini
Le origini del comune di Scandriglia affondano
nella storia e nell’epopea romana, allorché il territorio
del paese reatino era sede di una fiorente comunità locale
indicata con il nome di “Defila”, denominazione
probabilmente greca, poiché sembrerebbe che all’epoca la
Sabina ne accogliesse una colonia, fusasi successivamente
con la cittadinanza autoctona.
Quando in seguito Roma prese il predominio sul territorio
dell’Italia centrale, Scandriglia seguì il destino di
tutta la regione Sabina, diventando il maggior baluardo
della Repubblica Romana, stando anche a quanto ci dice
Cicerone, il quale riconobbe in questo luogo la
persistenza primitiva della "virtus" romana, fatta
di sobrietà e solerzia, oltre ad un intrinseco orgoglio e
una spietata capacità guerresca.
In questo periodo, Mefila accolse tra le sue mura
residenze aristocratiche e poderi rurali, tra i quali
spiccava quello assai vasto della nobile casata di rango
senatorio degli Scandillii, da cui discende
l'attuale denominazione.
Ma la notorietà di Scandriglia non si fermò qui, tant’è
che in località “Monte Calvo” (parte del territorio del
comune in questione), nel 1824 (a seguito di approfonditi
scavi archeologici) si rinvennero le rovine di una
splendida villa romana del I sec. d.C., probabilmente la
dimora dell’Imperatore Nerva (96-98 d.C.), unitamente a
residui di imponenti edifici e molteplici sculture di
marmo in ottimo stato di conservazione (oggi, tante di
esse sono visibili al Museo Borghese di Roma e al Museo
Carlsberg Glyptotek di Copenaghen). Inoltre, limitrofo
all'attuale percorso della S.S. Salaria, sull’itinerario
dell’antica strada, è visibile un altro importante reperto
della storia locale: un ponte – pervenutoci quasi intatto
–, detto "del Diavolo", alto circa 13 metri e
realizzato da 14 strati di massi di travertino.
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