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27-02-2008

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Scandriglia,
la "perla della Sabina"

 

Il territorio

Scandriglia occupa un territorio di circa 6600 ha., costituito per 2/3 da colline e 1/3 da montagne, ed abitato da circa 2.400 persone.
L'economia locale si basa soprattutto sulla produzione di formaggi, olio d’oliva (più precisamente, olio extra vergine d’oliva della Sabina D.O.C.), ma anche di cereali, piante da frutto (pesche e ciliegie), vite e ortaggi, nonchè sull'allevamento di bovini, equini ed ovini.

Le origini

Le origini del comune di Scandriglia affondano nella storia e nell’epopea romana, allorché il territorio del paese reatino era sede di una fiorente comunità locale indicata con il nome di “Defila”, denominazione probabilmente greca, poiché sembrerebbe che all’epoca la Sabina ne accogliesse una colonia, fusasi successivamente con la cittadinanza autoctona.
Quando in seguito Roma prese il predominio sul territorio dell’Italia centrale, Scandriglia seguì il destino di tutta la regione Sabina, diventando il maggior baluardo della Repubblica Romana, stando anche a quanto ci dice Cicerone, il quale riconobbe in questo luogo la persistenza primitiva della "virtus" romana, fatta di sobrietà e solerzia, oltre ad un intrinseco orgoglio e una spietata capacità guerresca.
In questo periodo, Mefila accolse tra le sue mura residenze aristocratiche e poderi rurali, tra i quali spiccava quello assai vasto della nobile casata di rango senatorio degli Scandillii, da cui discende l'attuale denominazione.
Ma la notorietà di Scandriglia non si fermò qui, tant’è che in località “Monte Calvo” (parte del territorio del comune in questione), nel 1824 (a seguito di approfonditi scavi archeologici) si rinvennero le rovine di una splendida villa romana del I sec. d.C., probabilmente la dimora dell’Imperatore Nerva (96-98 d.C.), unitamente a residui di imponenti edifici e molteplici sculture di marmo in ottimo stato di conservazione (oggi, tante di esse sono visibili al Museo Borghese di Roma e al Museo Carlsberg Glyptotek di Copenaghen). Inoltre, limitrofo all'attuale percorso della S.S. Salaria, sull’itinerario dell’antica strada, è visibile un altro importante reperto della storia locale: un ponte – pervenutoci quasi intatto –, detto "del Diavolo", alto circa 13 metri e realizzato da 14 strati di massi di travertino.
 

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