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Si dovette attendere, perciò, l’inizio del ‘900, con Pio IX
e soprattutto con il Calza, perché scavi sistematici
facessero riapparire, come per incanto, la Ostia Antica,
magicamente conservata, agli occhi del visitatore dei
nostri giorni.
Due erano le strade principali della Città: il Cardo
Massimo ed il Decumano Massimo (la prosecuzione
via Ostiense), sul cui corso sorsero progressivamente il
già citato Capitolium (un magnifico tempio dedicato
alla triade Giove-Giunone-Minerva) e gli horrea
(magazzini).
Nel foro si innalzarono la Basilica, la Curia,
le Terme; e il
Teatro,
mentre al posto delle vecchie domus si eressero case con
cortili porticati.
Ma il fiore all’occhiello dell’urbanistica ostiense fù la
costruzione di interi quartieri di insulae,
abitazioni d’affitto a più piani realizzate in base ad un
vero e proprio piano regolatore.
La
Bonifica
La bonifica del territorio ebbe inizio sotto il pontificato
di Pio IX, con la costituzione della società "Pio
ostiense per la bonifica delle saline e dello stagno di
Ostia", ma prese slancio solo grazie alla
proclamazione di Roma Capitale e al sostegno che
il generale Garibaldi diede al progetto, il quale, vedendo
la lentezza con cui venivano prese le decisioni sulla
questione, così commentava: "Ci vorrebbe la pazienza di
Giobbe con codesto governo che non saprei come qualificare…".
Ad ogni modo, i progetti presi in esame per il compimento
dell’opera furono due: il primo ipotizzava di interrare le
paludi sfruttando i detriti trascinati verso la foce dal
Tevere; il secondo, invece, immaginava l'uso di idrovore e
appositi canali.
Alla fine, venne scelta una soluzione di compromesso, e
coloro che realizzarono materialmente la colossale impresa
furono i
braccianti ravennati – presieduti da Armuzzi –
che accettarono l’incarico per limitare la grave crisi
agraria che colpì la città romagnola alla fine dell’800.
Il piano di lavoro procedette iniziando con la separazione
dei grandi stagni dalle terre vicine, per proseguire poi
con l’utilizzo di pompe che drenarono le acque più basse.
L’opera di bonifica portò però con sé anche dei guasti al
sistema economico della zona, con la distruzione delle
saline che sino ad allora erano state una delle principali
fonti di commercio.
Roma verso il mare
Il 4 febbraio 1904 si insediò il Comitato Pro Roma
marittima", con a capo l'ing. Paolo Orlando e con
l’intento di ricostituire
– dopo secoli – un porto per la Capitale.
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