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27-02-2008

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Ostia, il Porto di Roma

(continua dalla pagina precedente)



Si dovette attendere, perciò, l’inizio del ‘900, con Pio IX e soprattutto con il Calza, perché scavi sistematici facessero riapparire, come per incanto, la Ostia Antica, magicamente conservata, agli occhi del visitatore dei nostri giorni.
Due erano le strade principali della Città: il Cardo Massimo ed il Decumano Massimo (la prosecuzione via Ostiense), sul cui corso sorsero progressivamente il già citato Capitolium (un magnifico tempio dedicato alla triade Giove-Giunone-Minerva) e gli horrea (magazzini).
Nel foro si innalzarono la Basilica, la Curia, le Terme; e il
Teatro, mentre al posto delle vecchie domus si eressero case con cortili porticati.
Ma il fiore all’occhiello dell’urbanistica ostiense fù la costruzione di interi quartieri di insulae, abitazioni d’affitto a più piani realizzate in base ad un vero e proprio piano regolatore.

La Bonifica

La bonifica del territorio ebbe inizio sotto il pontificato di Pio IX, con la costituzione della società "Pio ostiense per la bonifica delle saline e dello stagno di Ostia", ma prese slancio solo grazie alla proclamazione di Roma Capitale e al sostegno che il generale Garibaldi diede al progetto, il quale, vedendo la lentezza con cui venivano prese le decisioni sulla questione, così commentava: "Ci vorrebbe la pazienza di Giobbe con codesto governo che non saprei come qualificare…". 
Ad ogni modo, i progetti presi in esame per il compimento dell’opera furono due: il primo ipotizzava di interrare le paludi sfruttando i detriti trascinati verso la foce dal Tevere; il secondo, invece, immaginava l'uso di idrovore e appositi canali.
Alla fine, venne scelta una soluzione di compromesso, e coloro che realizzarono materialmente la colossale impresa furono i
braccianti ravennati – presieduti da Armuzzi – che accettarono l’incarico per limitare la grave crisi agraria che colpì la città romagnola alla fine dell’800.
Il piano di lavoro procedette iniziando con la separazione dei grandi stagni dalle terre vicine, per proseguire poi con l’utilizzo di pompe che drenarono le acque più basse.
L’opera di bonifica portò però con sé anche dei guasti al sistema economico della zona, con la distruzione delle saline che sino ad allora erano state una delle principali fonti di commercio.

Roma verso il mare

Il 4 febbraio 1904 si insediò il Comitato Pro Roma marittima", con a capo l'ing. Paolo Orlando e con l’intento di ricostituire – dopo secoli – un porto per la Capitale.

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