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Le origini di Monterotondo
La cittadina alle
porte della Capitale (26 km. a nord-est), sulla riva sinistra
del Tevere, a 165 m. s.l.m., così denominata dalla forma di
una delle cime (i Monti Cornicolani) che la sovrasta -
chiamata "Mons Rotundum" appunto -, contraddistinta
da un clima dolce in ogni stagione, si può raggiungere attraverso la linea ferroviaria
Roma-Orte,
in partenza dalla Stazione Tiburtina, meglio conosciuta come
linea metropolitana "FM1", oppure sempre usufruendo
dei
mezzi pubblici, con la linea bus del CO.TRAL., in
partenza dal piazzale antistante la suddetta stazione romana.
Ultima
possibilità è quella dell'automobile: percorrendo la Via
Salaria, dopo circa 15 Km. si giunge facilmente alla nostra
meta.
Ideale
vacanza per romani e turisti, invogliati dall’incanto dei
luoghi e dalla gusto dei vini che qui si producono, lodati fin
dall’antichità da Orazio, Ovidio e Marziale,
la sua genesi è da ricercare nel primitivo territorio di
Eretum, luogo fondato assai prima che sorgesse Roma
e di cui ci tramandano gli antichi scrittori Plinio e Tito
Livio.
Menzionato in epoca imperiale come
“Campum Rutundum”, migliorato poi in “Castrum Rotundu”,
“Monteritonno” e “Monterotondo”, dal XV sec. fu
dominio degli orsini. Questi provvidero, nel 1503, a demolire,
per disposizione di Cesare Borgia, la prima cinta muraria,
ricostruita e ampliata poi nel XVII sec. dai Barberini: da questo momento in poi
l’organizzazione urbana non deve affrontare consistenti
metamorfosi fino all’unità d'Italia; si assiste, invece, tra
Cinquecento e Seicento, all’elevazione di Monterotondo alla
dignità di Ducato, che comporterà,
tra l’altro, l'erezione della del Duomo di S. Maria
Maddalena (1629). Quindi, il borgo passò
al Marchese del Grillo di Genova, ed infine ai Boncompagni.
Nel 1845 papa Gregorio XVI le conferì il titolo di "città",
avvalorando
ulteriormente quanto testimoniato da una pianta del Catasto
Gregoriano, risalente al 1819, primo attestato topografico che
chiarisce e comprova la realtà cittadina.
A
causa della sua particolare ubicazione, il Comune fu
ininterrottamente un luogo determinante per la
"protezione" della Città Eterna, e
"teatro" di battaglia dello scontro tra i garibaldini ed i soldati di
Pio IX, ad eco del quale il 25 ottobre 1867 i soldati dell'eroe
corso presero la città, dando alle fiamme la maestosa Porta
Romana, ora Porta Garibaldi (vedi più sotto). Il 3 novembre successivo, però, le
truppe di Garibaldi conobbero a Mentana una sonora sconfitta,
onta lavata ben presto con la famosa presa di Roma a Porta Pia.
Iniziamo, dunque, il giro turistico della
città, oggi popolata da circa 29800 abitanti. Si parte dalla
stazione locale, attorno alla quale sorge la parte moderna, e
si sale al paese antico lungo una carrozzabile di circa 2,8
km., purtroppo intensamente trafficata.
In alternativa, se non si vuole
affrontare il rischio e la scarpinata, ci si può servire dei
bus-navetta con capolinea sul piazzale della stazione, di
fonte alla quale già si può ammirare un’ampia fabbrica in
disuso per la
confezione di terrecotte.
Primo monumento importante della
cittadina è Porta Garibaldi, eretta nel 1700 e
coronata dal titolo risorgimentale: “O Roma o morte”).
A sinistra, percorrendo l’alberata via
XXV Aprile, si giunge alla chiesa di Santa Maria delle
Grazie, interamente rinnovata nel 1929, all’interno
della quale, a destra dell’altare maggiore, è custodito
l’altorilievo marmoreo di Girolamo Orsini a
cavallo.
Uscendo fuori, dal largo antistante la
chiesa, si può avere una bella vista sulla vallata, i Monti
Reatini - il cui punto massimo, il Terminillo, si eleva a
circa 2216 mt. -, i Lucretili - con il Monte Gennaro a 1271
mt. - ed i Cornicolani - con i paesi di S.Angelo e Montecelio
-.
Ritornando poi a Porta Garibaldi e
salendo a destra, superando il grazioso Teatro, eretto nel
1920, si arriva al Duomo, costruito ad una navata ed in parte
restaurato.
Continuando
ancora a salire, si è alla vista della Torre
dell’Orologio e al Palazzo del Municipio,
progettato e realizzato nel 1600 dall’architetto Domenico
Castelli. |